lunedì 30 marzo 2009

Federmanager: le mega-retribuzioni per pochi, la media sui 120mila euro

Pubblicato da redazione


Federmanager comunica che le mega-retribuzioni che si leggono sui giornali riguardano non più di mille top manager. Gli 80mila dirigenti industriali del made in Italy, che hanno appena iniziato le trattative per il rinnovo del contratto nazionale di categoria, non ci stanno a passare per privilegiati “supericchi” con stipendi d’oro.

ice il presidente di Federmanager, Giorgio Ambrogioni: «In Italia le mega-retribuzioni che si leggono sui giornali riguardano non più di mille top manager. Gli stipendi medi della categoria, dati alla mano del nostro istituto di previdenza, sono di 120mila euro lordi che, al netto delle imposte, diventano meno di 70mila.

Non è poco, certo. Sono però cifre lontanissime da quelle che si leggono sui giornali e di cui, giustamente, ci si scandalizza. Ma, soprattutto, bisogna tener conto che rappresentano il controvalore di rischi, responsabilità e mancanza di tutele reali del posto di lavoro perché il dirigente è licenziabile in qualunque momento. Stiamo lavorando per un recupero della sobrietà retributiva e per una correlazione forte ai risultati di medio e lungo periodo in modo da premiare effettivamente il merito».

Proprio nei giorni scorsi la cifra di 120mila euro è stata indicata come la soglia per un’imposta aggiuntiva sulle retribuzioni più alte. «È un’operazione sbagliata – continua Ambrogioni – sotto tutti i punti di vista. Nell’approccio, nei contenuti e nel significato: ci si chiami, si riconosca il ruolo economico e sociale dei dirigenti, si dia atto che noi facciamo già solidarietà in quantità industriale, che siamo oppressi da un regime fiscale al limite del sopportabile, si prendano impegni seri con i manager per il futuro, e forse, possiamo parlarne».
Nelle scorse settimane il titolare del Welfare, Maurizio Sacconi, ha aperto un “tavolo” al ministero per affrontare tutte le problematiche riguardanti la dirigenza privata. E sarà proprio in quella sede che Federmanager formulerà idee e proposte per dare un contributo in grado di aiutare le aziende a uscire dalla crisi: «Sì, ci sembra la sede adatta. Stiamo attraversando un periodo duro (quest’anno resteranno disoccupati circa 9mila executive). Occorre anche una visione strategica: se vogliamo cogliere le future opportunità dobbiamo promuovere un salto qualitativo nei sistemi gestionali delle Pmi. Innanzitutto bisogna evitare tagli indiscriminati di competenze strategiche e poi incentivare e favorire l’inserimento di dirigenti capaci. Per esempio si potrebbe rifinanziare la legge 266 del 1997 che incentiva le assunzioni di manager nelle Pmi, magari concentrando gli aiuti sulle imprese innovative e sulle funzioni strategiche. La realtà ci dimostra che la collaborazione tra imprenditori e manager è la soluzione vincente».

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